Vampyros Lesbos, Jesus Franco 1971

Jesus Franco, sangue di celluloide

Chiudiamo il cerchio aperto con l’articolo dedicato a Jean Rollin con un altro nome noto. Anzi, con molti nomi.
Come i precedenti, anche questo articolo è stato scritto anni fa per Medeaonline, ma lo ripropongo nella sua versione integrale.

Il regista dai cento nomi

Da James P. Johnson o Clifford Brown (e Clifford Brown jr), passando per Frank Hollman, A.L. Malraux, Dave Tough, Jeff Manner, David Kuhne, Manfred Gregor o James Lee Johson… una pletora di firme sotto una ancor più vasta filmografia, a cui si possono aggiungere Jess Frank e Jess Franco.

Tutti pseudonimi, però, e di una sola persona: Jesus Franco.
Del resto, tutti questi nomi messi assieme (molti tratti dal mondo del Jazz) sono molto più credibili della realtà secondo cui un solo regista, nella sua carriera, sia riuscito a dirigere 244 (duecentoquarantaquattro) film di qualsiasi genere, che spaziano dalla commedia all’horror passando per il noir, i musical e la sperimentazione.

E se questo non bastasse, oltre che regista Franco seppe essere tanto direttore della fotografia quanto sceneggiatore, compositore, montatore, persino direttore del doppiaggio e doppiatore egli stesso.
Impossibile parlare della filmografia di Franco se non per sommi capi, e in questo articolo parlerò di ciò che l’ha reso più famoso e per il quale viene spesso accostato a Jean Rollin (a torto): la sexploitation.

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Jean Rollin, La Rose de Fer (1973)

Le vampire nude di Jean Rollin

Nell’articolo di qualche mese fa accennai al fatto che la Hammer Film, nell’ultimo periodo della sua esistenza, introdusse elementi sempre più marcatamente erotici per mantenersi il più possibile al passo coi tempi. Nei tardi anni ’60, infatti, i gusti del pubblico erano cambiati e il gotico dovette riadattarsi per sopravvivere, prima di scomparire quasi del tutto.
Uno degli ultimi colpi di coda di questo genere fu una variante in particolare che strizzava l’occhio all’exploitation, ossia quella che amplificava l’erotismo poco più che accennato del gotico di inizio ’60 fino a farlo sconfinare nella pornografia soft, e creando così un insolito mix di erotismo e orrore, spesso a tema vampiresco.

Diversi registi di quegli anni si dedicarono a questo particolare genere, tra cui i più famosi furono Jesus Franco e Jean Rollin. Spesso accomunati, eppure diversissimi sul piano espressivo, questi due registi sfornarono alcuni cult che ancora oggi si guardano con piacere.
Con questo articolo vi parlerò, però, del solo Rollin e delle sue vampire. Un po’ per gusto personale, e un po’ perché presto cadrà l’anniversario dei cinque anni dalla sua morte1.
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Dracula 1958, Cristopher Lee

La rivoluzione di Hammer Films

Grande cosa, l’horror gotico. Non mi stancherò mai di ripeterlo.
Nell’articolo precedente ho parlato di quel che è stato l’horror gotico italiano, e ho accennato al fatto che cotanta visionaria bellezza è stata possibile sull’onda del successo dei primi, indimenticabili film usciti dagli studi della Hammer Films, in particolare di Dracula del 1958.

Ma cosa ha dato alle produzioni Hammer l’importanza che effettivamente viene riconosciuta anche oggi da registi del calibro di John Carpenter e Tim Burton? La risposta è banale e complessa al tempo stesso: Era la metà degli anni cinquanta, e Hammer Films reinventava l’Horror. Continue reading

Mario Bava e gli altri: Il Cinema Gotico Italiano

Nota per il lettore

C’è un concetto che vorrei passasse a qualsiasi costo attraverso questo articolo, ma è un qualcosa che temo possa sfuggire ai miei (pochi) lettori se ne scrivessi subito e apertamente. Per questo ho deciso di cominciare questo articolo in un modo piuttosto inusuale, ossia con una sfida: Sicuramente avrete visto almeno un film di Quentin Tarantino, dunque vi esorto ad appuntarvi, in qualche parola, cosa pensate dei suoi film riguardo al suo uso delle inquadrature, della fotografia e dei colori.Fatto questo, continuate a leggere. Capirete il perché alla fine dell’articolo. Continue reading

Il Fascino del Male – Parte uno

Il 24 ottobre 2014 sono stato invitato, assieme agli autori Giuseppe Pasquali e Valerio Marcello Pelligra, a un incontro dal titolo “Fantasy e Grottesco”, organizzato presso l’Università di Parma. Nell’occasione, Pelligra ha trattato la tematica dello sdoganamento della violenza tra teenagers in opere distopiche, Pasquali ha analizzato la figura dello zombie e il concetto di morte nella società post-industriale e io mi sono focalizzato sulla figura del Malvagio e delle sue diverse sfaccettature. Continue reading

Alone

From childhood’s hour I have not beenEdgar Allan Poe
As others were; I have not seen
As others saw; I could not bring
My passions from a common spring.
From the same source I have not taken
My sorrow; I could not awaken
My heart to joy at the same tone;
And all I loved, I loved alone.
Then- in my childhood, in the dawn
Of a most stormy life- was drawn
From every depth of good and ill
The mystery which binds me still:
From the torrent, or the fountain,
From the red cliff of the mountain,
From the sun that round me rolled
In its autumn tint of gold,
From the lightning in the sky
As it passed me flying by,
From the thunder and the storm,
And the cloud that took the form
(When the rest of Heaven was blue)
Of a demon in my view.

Edgar Allan Poe

Illustrazione di Elisa Braglia

La Statua

Un breve racconto dark romantic scritto lo scorso anno (30 dicembre 2013) per la mia ragazza, Myriam.
Oltre alla motivazione sentimentale, dal punto di vista squisitamente narrativo è un esperimento che mi auguro possa piacere. Elisa Braglia, che ringrazio, ha realizzato l’illustrazione appostitamente per questo racconto.

Uscirai da questo marmo, ti tirerò fuori da questo sarcofago. Somiglia a uno spoglio ovale, è vero; ma sarà il tuo viso, e sarà esattamente come quello d’un tempo.

Colpo dopo colpo, la tua bellezza riaffiorerà dalla pietra.

Martello e scalpello sgrossano, raspe e lime affinano. Ruvide le scaglie, secca la polvere tra le dita mentre la spazzo dal tuo viso e dalle tue fragili spalle. Sento la gola secca, la bocca impastata, ma riposare, dissetarsi? No, non ora. Non v’è motivo, e non v’è tempo. Continue reading